Si può ormai ben dire che il PNRR è stata un’occasione mancata per il Mezzogiorno. Si è risolto in mille progetti, spesso più di spesa che di investimento, che non hanno neppure intaccato i nodi cruciali del ritardo infrastrutturale, dal sistema dei trasporti ai cicli dell’acqua e dei rifiuti.
Si apre ora, quasi inaspettatamente, una nuova possibilità che anche un governo con limitate capacità di investimento, a causa dell’elevato debito pubblico ma anche della rinuncia a correggere un sistema fiscale iniquo che ha smesso da tempo la sua funzione redistributrice, può cogliere. Nasce dalla flessibilità di bilancio, sino a 13/14 miliardi di euro nel triennio corrente, accordata al nostro Paese dalla Commissione europea e che dovrà essere impiegata esclusivamente per interventi strutturali idonei a colmare il ritardo rispetto agli altri paesi europei nella quota di produzione di energia da fonti rinnovabili (19,3% vs 25,2% della media europea).
Il Mezzogiorno ha le potenzialità per divenire il polo nazionale per la ricerca e lo sviluppo delle filiere industriali per la produzione di energia pulita, aiutando a percorrere più velocemente la transizione energetica. La percentuale di consumo di energia elettrica proveniente dalle rinnovabili, in particolare, si attesta in Italia al 40,6 contro la media europea del 47,5; vale a dire 13,5 punti in meno della Germania (54,1%) e addirittura quasi 20 in meno rispetto alla Spagna (59,7%).








