Lunedì si è (quasi) chiuso uno dei capitoli più burrascosi della storia della Corte penale internazionale: il procuratore capo Karim Khan è stato sospeso a un anno dal congedo volontario che aveva preso nel maggio 2025 a seguito delle accuse di molestie sessuali mosse da una sua ex collaboratrice l’anno precedente.
PROCURATORE CAPO della Cpi dal 2021, scelto all’epoca dal “fronte” occidentale, Khan ha chiesto e ottenuto mandati d’arresto storici: contro il presidente russo Vladimir Putin e contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l’allora ministro della difesa Yoav Gallant. Un atto senza precedenti che è da più parti considerato uno dei possibili motivi della campagna mossa contro di lui, parallela a quella palese e dichiarata degli Stati uniti e di Israele contro l’Aja e i suoi rappresentanti.
La sospensione – i cui dettagli non sono stati resi pubblici – è stata decisa dal bureau dell’Assemblea degli Stati membri della Cpi, sulla base delle prove raccolte dall’Ufficio delle Nazioni unite per i servizi interni (Oios) e la relativa opinione in merito di un collegio di giudici. Spetterà all’Assemblea a maggioranza assoluta (63 Stati) votare l’eventuale rimozione definitiva; non sono state ancora indicate date.










