Premessa: Ravenna non è sotto esame. Ma quanto accaduto nelle ultime settimane nella città romagnola andrebbe studiato. Per evitare di ripetere gli stessi errori. Qui, tre cantieri, o meglio tre progetti di lavori pubblici hanno messo i bastoni fra le ruote a due importanti settori: la musica e lo sport. Pasticci che come detto sono sempre all’ordine del giorno in tutta Italia e che dimostrano come sotto questo punto di vista il Paese sia indietro. A scapito dei cittadini e appunto dell’economia. Andiamo per ordine. Ravenna Festival, rassegna conosciuta a livello italiano e palcoscenico per importanti artisti, ha rischiato di avere pesanti ricadute organizzative e un brutto ritorno di immagine a causa dei lavori effettuati alla Rocca Brancaleone, uno dei luoghi che ospita i principali concerti. Infatti, al debutto del Festival, durante uno spettacolo, 40 dei nuovi 1.400 seggiolini mai usati hanno avuto un cedimento, costringendo gli spettatori a spostarsi con tanto di area transennata. Ne sono seguiti sopralluoghi e verifiche, oltre alle polemiche del Comune con la ditta appaltatrice. Tradotto: lavori fatti male dove invece tutto avrebbe dovuto essere sistemato alla perfezione. Tutto questo si somma al caso Palasport, dove un anno fa le prove di carico sulle travi non avevano retto: altri errori nei cantieri, quindi, che si sommano ai tempi di realizzazione allungati a dismisura e alla lievitazione dei prezzi, quasi raddoppiati rispetto ai 15 milioni iniziali. Adesso si sta cercando di ripartire con tutte le incognite del caso sulle risorse e sui mesi (forse anni) che serviranno per terminare l’opera. Infine, l'ultimo inghippo ha a che fare con lo stadio di calcio Benelli che aspettava sia il rifacimento del campo da gioco sia la sistemazione di parte delle tribune, sull’onda dell’ottimo campionato di serie C disputato dalla squadra di calcio locale. Niente di fatto: intervento sul campo da gioco rimandato e demolizioni e ricostruzione degli spalti (per un migliaio di posti) tutti da decifrare. Insomma, Ravenna si trova davanti a una serie di scivoloni sulle opere pubbliche che però alla fine si ripercuotono pesantemente su chi vive la città. Vero, non è che la colpa si può addossare solo all’amministrazione, però qualcuno che paghi – o almeno che si prenda le responsabilità – per tutto questo deve esserci. Se non altro per evitare che si ripeta. Perché la normalità è che tutto funzioni per il meglio, non il contrario.