Il dibattito sul maxi tubo del Ravone, a tre anni dalle alluvioni che hanno devastato l’Emilia-Romagna e il Paese, ci costringe a ragionare sulle priorità delle amministrazioni, sullo sviluppo urbanistico delle città e sulle urgenze dei territori. Così come per Faenza, in parte costruita sotto il livello del fiume, anche per Bologna, che vive invece una urbanistica di tombinature e canali coperti, l’unica soluzione è una infrastruttura, se non di contenimento, di ‘svuotamento’. Finalmente, dunque, si parla di soluzioni strutturali: su questo si giocherà anche la partita elettorale, appunto, di Faenza, città simbolo dei disastri 2023 e alle prese non solo con il rebus delle casse di espansione e delle aree allegabili, ma anche con la creazione di un sistema di pulizia sempre più puntuale e costante su Lamone e Marzeno.
Non è un caso che la prima mossa del governatore Michele de Pascale, dopo l’elezione, sia stata la decisione di aumentare i fondi per la manutenzione ordinaria su fiumi e argini. E i temi infrastrutturali sono anche al centro della partita di Imola, dove il quadruplicamento della ferrovia è questione ultrasensibile, almeno quanto lo sviluppo del centro nella sua correzione con poli logistici e nuovi insediamenti commerciali. Anche Macerata si interroga sul nuovo ospedale, oltre che sulla gestione dei rifiuti con un possibile nuovo impianto, e pure Fermo sta discutendo su come programmare insieme anche con altri Comuni vicini.







