Bologna, 24 maggio 2026 – Se non vedo e non tocco, non credo. Traspare una certa diffidenza, sebbene non proprio la proverbiale incredulità di San Tommaso, dalle parole delle opposizioni in Viale Aldo Moro. Di fronte c’è l’ipotesi di un tunnel tra le colline di Bologna, una galleria scolmatrice che intercetti le piene del torrente urbano (il Ravone) e impedisca all’acqua di scorrere sotto la città, trasportandola in sicurezza nel vicino fiume Reno: la Regione e il Comune guidato da Matteo Lepore sembrano intenzionati a non arretrare di un passo e andare avanti con l’opera, ipotizzando un progetto definito entro ottobre, in modo da presentarlo al Governo e accedere a una fetta del miliardo stanziato per le opere di prevenzione contro il rischio idrogeologico. Eppure, per ora, tra le file della minoranza vince lo scetticismo. Dove verrà scavato il tunnel che dovrà proteggere Bologna da nuove alluvioni come quella avvenuta nell'ottobre 2024
Quali punti non convincono Elena Ugolini
A cominciare da Elena Ugolini, capogruppo di Rete Civica ed ex sfidante del governatore Michele de Pascale alle Regionali di due anni fa: “Se un’opera è necessaria va fatta, ma occorre trasparenza: il progetto ancora nessuno l’ha visto – dice Ugolini –. Dobbiamo uscire dagli annunci ed entrare in una fase ordinaria, in cui quando si discute di progetti prima di dire sì, no o forse, l’importante è sapere di cosa stiamo parlando. Solo poi si potrà valutare”.







