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Gian Antonio Stella

Il progetto a Cala Finanza e la protesta verde. Tre anni fa era stato edificato un capannone gigantesco per le nozze di due sauditi. Il progetto è già stato pubblicizzato, ma l’iter autorizzativo resta ancora controverso

Ve lo immaginate, sulle rive di una delle riserve marine più belle e protette (teoricamente) del pianeta, un albergone di 4.350 metri quadri pari a un edificio di due piani, largo a ogni lato 47 metri cioè molto più dell’imponente facciata del Pantheon? E tutto a dispetto delle regole che da anni vietano di costruire nel paradiso della Sardegna a meno di 300 metri dal mare?

Eppure il progetto, bocciato dal Comune (la legge è legge), dal ministero della Cultura, dalla Soprintendenza e dalla Regione autonoma, è stato giovedì risuscitato dal Consiglio dei ministri. Che, senza mai nominare (pudore?) il luogo adibito a essere stravolto, un magico promontorio tra acque blu, concede un’anonima «variante urbanistica per convertire un’abitazione e l’area limitrofa in un’area/struttura ricettiva». Una spolverina burocratica utile a offuscare la speculazione edilizia varata con la copertura della Zes (Zona economica speciale) che permette a un’area territoriale del Sud di ottenere iter amministrativi semplificati e autorizzazioni più rapide. A prescindere dalla volontà degli abitanti.