di Giuseppe Scuotri

Secondo Luca Parmitano, primo astronauta italiano a comandare la Stazione Spaziale Internazionale, ogni pasto in orbita è un fattore di aggregazione e scoperta: «Ci sono pasta, carne e pesce ma niente formaggi o alcol. Durante la prima missione ho chiesto un menu italiano, dalle lasagne al tiramisù. A fine giornata ci si ritrova tutti e si condividono i piatti del proprio paese»

Riproponiamo l'intervista realizzata all'astronauta italiano Luca Parmitano, pubblicata sul sito del Corriere della Sera il 28 gennaio 2024.

Come si mangia nello spazio? Secondo Luca Parmitano, astronauta dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e primo italiano a comandare la Stazione spaziale internazionale (Iss), il rapporto degli astronauti col cibo è più normale di quanto si possa pensare: «Sulla Terra non abbiamo diete da seguire, solo l’obbligo di restare in forma, adatti al volo — racconta al Corriere dal Johnson Center di Houston, negli Usa, dove oggi è ufficiale di collegamento con l’Esa —. In orbita è un’altra musica, oserei dire un’altra sinfonia. Ma per quel che mi riguarda è un sistema che funziona bene».

Mangiare a bordo della Stazione Spaziale InternazionaleLa scelta, per tutti gli uomini a bordo, è abbastanza ampia: «Tutto è diviso in due parti. Il 90 per cento del cibo viene dal menu internazionale della Nasa: paste da reidratare, zuppe pronte, verdure, carni, pollo e anche qualcosa di pesce. Quello che manca è il formaggio, perché difficile da mantenere: non avendo dei frigoriferi, tutto deve essere shelf stable, ossia in grado di conservarsi per almeno sei mesi senza raffreddamento, e non deve essere facilmente disintegrabile. Il cibo si trova nel Nodo 1, un modulo dove abbiamo anche l'equivalente di un distributore d’acqua e uno scaldavivande. I nostri colleghi russi hanno un menu preparato in maniera diversa, secondo le loro abitudini. Abbiamo accesso anche a questi prodotti perché, pur essendo conservati in posti diversi, c'è una condivisione continua».