«Quando si va nello spazio, e ci si resta per mesi, è importante saper fare tutto. Anche in campo medico. D’altra parte lassù non c’è uno studio medico, e neanche medici di professione». Paolo Nespoli, 69 anni portati benissimo, è stato dal 1998 al 2018 astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea e della NASA, e Mission Specialist in un volo dello Space Shuttle nel’ottobre 2007, per circa due settimane in orbita, sulla Stazione Spaziale Internazionale. Poi, riparte con la sua seconda missione a dicembre 2010 con una Sojuz russa, e resta in orbita per quasi sei mesi, e poi con una terza, sempre su Sojuz, nel 2017, per quattro mesi e mezzo. In totale: 313 giorni nello spazio. “Anche in orbita può essere utile il foglio del medico” Nespoli è stato tra gli ospiti e relatori di un convegno che si è svolto presso le OGR di Torino, nell’ambito del Congresso di quattro giorni dell’AIC, Associazione Ingegneri Clinici. Il convegno era dedicato alla medicina aerospaziale e alle ricadute che dall’aviazione e dallo spazio giungono con effetti (benefici) sulla Terra. Organizzato dall’ingegner Paolo Pari, Ceo di DigiSky, ha visto l’intervento dell’astronauta italiano, che ha raccontato al pubblico e a noi, alcune delle molte curiosità collegate alle missioni spaziali: «Quando vai in orbita, al termine della giornata di lavoro, non puoi uscire per andare a fare una passeggiata o andare in pizzeria. Sei là dentro, nella Stazione Spaziale che è la tua casa fino a quando non termina la missione, e devi starci dentro. Ecco perché noi astronauti, in orbita non siamo solo astronauti, ma dobbiamo fare tante cose, compreso il mestiere, se non proprio del medico, del farmacista e dell’infermiere. E se non lo sai fare, come è molto probabile, te lo insegnano a terra con dei corsi molto lunghi». «Però nell’equipaggio - aggiunge con una realtà poco conosciuta – che mediamente sulla Stazione è di sei persone, ci deve essere sempre un astronauta abilitato a medico. Uno dei motivi è che a bordo abbiamo sia farmaci “normali”, come l’aspirina, sia quelli più pesanti, che possono essere somministrati solo tramite autorizzazione medica, e le rigide regole americane. Ecco perché uno di noi, in qualche modo, deve avere la qualifica di medico, anche se non lo è, ma è preparato e addestrato».
Paolo Nespoli: “Diventiamo anche un po’ medici nello spazio”
L’astronauta, 313 giorni in orbita in 3 missioni, al Convegno AIC













