“Segnalo che il gip ha in carico una misura cautelare per Codice rosso a cui non riesce a provvedere a causa del malfunzionamento dell’applicativo App”: è uno dei tanti messaggi che quotidianamente circolano nella chat della Procura di Bari, per evidenziare che la transizione digitale imposta dal ministero della Giustizia non solo sta rallentando il lavoro ma sta creando anche pericoli per i cittadini. “Viviamo nel terrore che atti urgentissimi non vengano trattati con la dovuta celerità” dice il procuratore capo Roberto Rossi, al quale fanno eco con le stesse preoccupazioni i colleghi di Trani e Foggia, Renato Nitti ed Enrico Infante. A Foggia, solo per dirne una, una misura cautelare urgente per Codice rosso è stata depositata dal gip alle 10 di sabato scorso ed è arrivata al pm per l’esecuzione alle 3 del mattino di domenica, quindi è stata vista (ed eseguita) soltanto lunedì.
Ma anche i giudici vivono la stessa tensione e ipotizzano provvedimenti forti, come spiega la presidente dell’ufficio gip-gup di Bari, Anna De Simone, che a breve potrebbe dover indicare quali procedimenti vanno trattati prioritariamente, come è già accaduto in altre città. I disagi coinvolgono l’intera gamma degli uffici giudiziari e non è un caso che l’Anm distrettuale (presieduta da Antonella Cafagna, affiancata dai colleghi della giunta Fabio Buquicchio, Marco D’Agostino e Marina Chiddo) se ne sia fatta portavoce. “La transizione digitale è una frontiera a cui non vogliamo sottrarci – afferma Cafagna – ma per ora le dotazioni hardware e software non sono all’altezza”. Né sono sufficientemente attrezzate le aule di udienza o adeguata l’assistenza tecnica che è subentrata alla precedente gestione dal 1 giugno, lamentano i capi degli uffici.







