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7 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 17:04

Atti che spariscono una volta vistati dal procuratore aggiunto, senza tornare più nella disponibilità del pm che li aveva inviati. Ecco l’ultima “magia” di App, il software per il processo penale telematico sviluppato dal ministero della Giustizia, diventato obbligatorio da aprile – dopo una lunga serie di rinvii per malfunzionamenti – per depositare tutti gli atti dei processi di primo grado e per l’iscrizione delle notizie di reato. Mentre il ministro Carlo Nordio festeggia per l’approvazione della riforma sulla separazione delle carriere, da giorni App sta mostrando un nuovo disservizio che paralizza l’attività delle Procure di tutta Italia: in pratica, quando i pm trasmettono gli atti per cui è necessario il visto dei procuratori aggiunti – richieste di archiviazione, di rinvio a giudizio, di giudizio immediato, citazioni dirette a giudizio – una volta vistati questi atti scompaiono dal sistema, impedendo ai pm di inoltrarli agli uffici di destinazione (gip o dibattimento). Il malfunzionamento è in corso dallo scorso 24 ottobre, data dell’ultimo aggiornamento del software. Così, come ha raccontato il Corriere della sera, giovedì il procuratore di Milano Marcello Viola ha dovuto ordinare con una direttiva una nuova sospensione dell’utilizzo di App – con ritorno al deposito cartaceo – “fino alla accertata risoluzione della problematica”, che, scrive, “incide in modo radicale sul regolare funzionamento dell’ufficio”. Non solo: i pm dovranno rifare su carta anche tutti gli atti depositati dal 24 ottobre a oggi, “che allo stato risultano bloccati nel sistema”. Il problema, ricostruisce Viola, “è stato oggetto di un primo tentativo di soluzione con la patch del 30 ottobre 2025, che tuttavia ad oggi non è stato risolutivo nè vi sono tempi certi al riguardo”.