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Con la separazione delle carriere, l'associazione non potrà rappresentare giudici e pm
Un grande "non detto" della Riforma Nordio è che costringerà l'Associazione nazionale magistrati (Anm) a sciogliersi o dividersi o comunque rifondarsi completamente. Nessuno ne ha mai scritto o parlato, ma è una conseguenza indubbia: l'attuale Statuto dell'Anm, infatti, all'art. 1, definisce l'associazione come composta da "tutti i magistrati ordinari appartenenti all'ordine giudiziario italiano": un presupposto che è venuto meno per legge costituzionale (previo conferma del referendum) perché l'ordine della magistratura non sarà più unitario, non sarà più uno solo, come ben spiega il nuovo articolo 104 della Carta: "La magistratura si articola in due ordini, quello giudicante e quello requirente". Ne consegue che un solo sindacato (l'Anm) non potrà più rappresentare due ordini distinti; dovrà scindersi, trasformarsi in una federazione di sigle autonome (come la Cgil, per dire) o più facilmente rifondarsi da zero. Giuridicamente, infatti, non è nemmeno concepibile che un solo soggetto continui a rappresentare due categorie appartenenti a due ordini separati che hanno reclutamenti e carriere diversi. La Cgil, proseguendo il parallelo, difende più categorie perché è una confederazione di soggetti sindacali autonomi ciascuno col proprio statuto, contratto collettivo e soggettività distinta: non è, come è l'Anm, un sindacato unico che firmava contratti per tutti.






