Pubblicato il: 09/06/2026 – 19:07

di Eugenio Furia

COSENZA «O famo strano?»: il campo largo alla cosentina ha una foto simbolo nel post-ballottaggio di inizio giugno. Una bandiera rossa (addirittura!) sventola in tempi di damnatio memoriae per la simbologia comunista in uno dei feudi del Pci, come se avesse vinto la sinistra: c’è il sindaco neoeletto Antonio Barile in maniche di camicia che parla alla città in cui si volta pagina dopo il decennio Succurro.Da camposanto – calembour facile facile anche alle nostre latitudini – a campo strano è un attimo: Mario Oliverio, l’ex governatore rosso che da presidente della Provincia non disdegnava mostrarsi con il colbacco negli ampi soffitti del Palazzo di piazza XV Marzo, adesso si presenta tra i volti di un album di famiglia da aggiornare di continuo, al fianco di Pino Belcastro e Luigi Candalise – i due candidati outsider – che dal balcone benedicono il varo del Barile III, ircocervo dalle zampe di anatra (zoppa).La politica è l’esercizio del possibile e l’arte dell’impossibile quindi nessun problema se Oliverio torna in prima fila per mostrarsi fieramente al fianco di Antonio Barile (cugino di Mimmo suo avversario alle Provinciali del 2004), già sindaco di centrodestra a San Giovanni in Fiore proprio contro la sinistra “oliveriana”.Ma Todo cambia, cantava Mercedes Sosa: allo stesso modo a Castrovillari Ernesto Bello, il nome emergente di un campo largo altrettanto strano (monco della sinistra e dei movimenti, che il 7 e 8 pare abbiano votato in parte a destra) peraltro con una militanza giovanile nell’estrema destra “forzanuovista” di Roberto Fiore correva quasi da contraltare del volto all’apparenza vincente del centrodestra unito nella città florense, quel Marco Ambrogio forte di 10 liste e dalle origini specularmente opposte, ovvero nel Pd cosentino.