I ballottaggi calabresi consegnano un messaggio che va ben oltre i confini dei singoli comuni. Nelle due città simbolo dell’entroterra cosentino, la capitale della Sila e quella del Pollino, gli elettori hanno premiato candidati, storie personali e appartenenze territoriali prima ancora delle sigle di partito.

San Giovanni in Fiore, Barile sindaco ma senza maggioranza

A San Giovanni in Fiore il risultato appare tanto sorprendente quanto complesso. Il nuovo sindaco, Antonio Barile, conquista il Palazzo di Città ma si ritrova immediatamente a fare i conti con una pesante anomalia politica: il consiglio comunale vede infatti prevalere numericamente i consiglieri eletti nelle liste di centrodestra (11) mentre il sindaco può contare soltanto su una pattuglia ridotta di consiglieri, 5 più lui. È la classica situazione dell’“anatra zoppa”, quella che spesso trasforma ogni deliberazione in una trattativa e ogni seduta consiliare in una prova di sopravvivenza politica.

Non è un caso che già all’indomani del voto si sia iniziato a parlare di possibili difficoltà di governabilità e perfino di un ritorno anticipato alle urne, come detto chiaramente dallo sconfitto Marco Ambrogio, sicuro peraltro di poter disporre di una squadra per nulla orientata a stabilire momenti di contatto. D’altro canto, dopo la campagna elettorale verbalmente violentissima che ha caratterizzato San Giovanni, solo gli illusi possono credere in uno stemperamento degli astii in tempi brevi o prima delle votazioni che contano, il bilancio in primis. Insomma, governare senza una maggioranza certa richiederà una capacità di mediazione straordinaria che Barile, forse, non vuole neanche mettere in campo, o forse non ha, boh. Vedremo se qualche pontiere esterno lo farà per suo conto.