La “corazzata”, alla fine, si incaglia nelle acque della Sila. Marco Ambrogio — assessore uscente, consorte di Rosaria Succurro, candidato di dieci liste e del centrodestra regionale — perde il ballottaggio contro Antonio Barile, dottore commercialista, 67 anni, una lista sola e una carriera da sindaco già scritta quindici anni fa. L’ex sindaco, quindi, sconfigge il candidato del centrodestra e torna a ricoprire la carica di primo cittadino della Capitale della Sila.Una vittoria che ha il sapore del paradosso politico: vince chi ne aveva di meno, contro chi ne aveva di più. Ma è soprattutto una vittoria ad handicap in partenza, dato che bisogna tenere in considerazione.

Il dato che conta più del risultato: l’anatra zoppa

La notizia vera, quella che peserà ogni mattina sul tavolo di Barile per i prossimi anni, non è tanto la vittoria, quanto la composizione del consiglio comunale che quella vittoria accompagna.Il Comune si trova nella condizione definita come “anatra zoppa“, cioè con un sindaco eletto senza maggioranza consiliare e costretto a governare con un’assemblea potenzialmente ostile.Il motivo è aritmetico. Le liste collegate ad Ambrogio hanno ottenuto il 60% dei voti al primo turno. La distribuzione dei seggi lo conferma la matematica: su sedici consiglieri, solo sei sono espressione delle forze che hanno sostenuto Barile, mentre dieci siedono dall’altra parte dell’emiciclo, nelle fila di chi ha corso con Ambrogio.