Nel mercato del lavoro si stanno generando due fenomeni paralleli e ugualmente inquietanti: aumentano le truffe legate ai colloqui sia a danno di aziende e pubbliche amministrazioni sia dei cittadini in cerca di occupazione.
Ed è l’intelligenza artificiale l’arma sempre più usata per trarre in inganno, attraverso la creazione di false identità con obiettivi di vario genere, dall’estorsione di denaro alla clonazione di dati personali fino all’accesso di segreti industriali.
«La diffusione dei deepfake basati su intelligenza artificiale sta superando la capacità di risposta di molte organizzazioni», dice Luciana Cipolla, partner di La scala – Società tra avvocati. «I tentativi di impersonificazione non riguardano più soltanto casi isolati o scenari sperimentali – aggiunge – ma interessano ormai processi ordinari come selezione del personale, videoconferenze, help desk e sistemi di autenticazione biometrica».
Conta ancora essere umani? Dare valore alle interazioni nel mondo dell’Ia
Stando a quanto emerge dal recente rapporto sul deepfake a firma di GetReal Security – frutto di un sondaggio che ha coinvolto quasi 700 professionisti operativi in aziende con oltre 1.000 dipendenti – il 99% delle aziende in questione ha riscontrato attacchi deepfake o tentativi di manipolazione dell'identità tramite intelligenza artificiale; il 45% dichiara che tali episodi avvengono con frequenza. Ma il dato più allarmante riguarda il 41% delle imprese che ha ammesso di aver assunto e integrato in organico un finto candidato o un “impostore”, accorgendosene soltanto a impiego già iniziato ma troppo tardi per evitare danni.









