Oltre l'80% dei responsabili delle assunzioni e del personale utilizza oggi in modo massiccio l'intelligenza artificiale per filtrare tutte le candidature, mentre cresce il malessere di chi cerca impiego davanti a processi di selezione sempre più freddi e automatizzati e privi, in ogni modo, della capacità d'intuizione squisitamente "organica".

David Gwynn, un barman di 37 anni residente a Londra, non avrebbe mai immaginato che la sua ricerca di un impiego nel settore dell'ospitalità lo avrebbe portato a confrontarsi con una macchina. Dopo aver inviato la propria candidatura a un'agenzia specializzata, si è trovato davanti a un bivio: attendere un mese intero per incontrare un manager in carne ed ossa oppure sottoporsi immediatamente a un colloquio gestito integralmente da un robot. La scelta, dettata dalla necessità, si è rivelata profondamente frustrante.

Gwynn ha descritto l'esperienza come qualcosa di incredibilmente alienante, sottolineando la totale assenza di feedback o di interazione umana che potesse restituirgli il senso di come stesse andando la conversazione. Per il candidato, l'intero processo ha richiamato le atmosfere distopiche di Blade Runner, il celebre film del 1982, trasmettendogli la netta sensazione che il proprio impegno venisse ignorato e che il suo profilo fosse destinato a essere filtrato da un algoritmo senza alcuna reale comunicazione.