Nelle ultime settimane ho condotto oltre 20 interviste qualitative con dirigenti di diverse funzioni - HR, IT, marketing, prodotto, vendite - in organizzazioni di ogni dimensione. L’obiettivo: capire come stessero utilizzando l’intelligenza artificiale generativa, sia a livello individuale che nei rispettivi team.

Come previsto, tutti hanno confermato di usare già strumenti come ChatGPT, Claude e Perplexity in modo spontaneo e personale. Ma quasi nessuna organizzazione ha ancora avviato un approccio strutturato: né per sfruttare appieno le opportunità di efficienza, né per definire regole d’uso o criteri di compliance.

Penso di poter dire, senza timore di essere smentito, che nella stragrande maggioranza delle organizzazioni l’adozione dell’IA generativa stia avvenendo dal basso, per iniziativa dei singoli: scrivere un’email, trascrivere una call, sintetizzare un documento, analizzare dei dati, abbozzare un piano editoriale.

L’ingresso dell’intelligenza artificiale in azienda è certamente un fenomeno trasformativo, potenzialmente distruttivo, e soprattutto inevitabile. Come governarlo?

Un percorso di maturità: sei livelli per orientarsi