ROMA – Che la storia più straordinaria di Miguel de Cervantes sia forse proprio la sua è il paradosso al centro de Il prigioniero, il nuovo film scritto e diretto da Alejandro Amenábar, in sala dal 10 giugno con Lucky Red. Dopo Lettera a Franco, il regista spagnolo torna a confrontarsi con una pagina poco raccontata della storia del suo Paese e sceglie di seguire i cinque anni trascorsi ad Algeri dal futuro autore del Don Chisciotte, un periodo che avrebbe segnato profondamente la sua vita e la sua immaginazione.

Siamo nel 1575. Cervantes, interpretato da Julio Peña, è un giovane soldato della Marina spagnola catturato dai corsari ottomani e venduto come schiavo ad Algeri. Una morte crudele sembra attenderlo se la famiglia non riuscirà a raccogliere il denaro necessario per il riscatto. Ma dietro le mura della prigione trova una forma di resistenza inattesa: raccontare storie. Quelle storie diventano un rifugio per gli altri prigionieri, alimentano speranza e immaginazione e finiscono per attirare l’attenzione dell’uomo più potente della città, Hasan, il Bey di Algeri interpretato da Alessandro Borghi. Tra i due nasce un rapporto complesso e ambiguo che il film esplora ben oltre la semplice opposizione tra carceriere e prigioniero.