CulturaSegui Domani su Google10 giugno 2026 • 18:36Amenábar si incarica del coming out postumo di Miguel de Cervantes. In modo sideralmente diverso da La bola negra. Nei cinque anni di prigionia dello scrittore ad Algeri alla fine la vera gabbia da cui evadere è quella dell’omofobia spagnolaAlejandro Amenábar si incarica del coming out postumo di Miguel De Cervantes. È la ragione primaria per cui Il prigioniero (El cautivo) ha collezionato hater in Spagna e la ragione per cui invece merita simpatia. Riscatta il film dalla banalità della origin story di maniera. Parliamo di un Amenábar lontanissimo dai suoi gotici di culto (Apri gli occhi, 1997, The Others, 2001), meno autore e più artigiano da mainstream. Sideralmente distante però anche dal pretenzioso baraccone queer allestito daPer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Teresa MarchesiCritica cinematografica e regista. Ha seguito per 27 anni come inviata speciale i grandi eventi di cinema e musica per il Tg3 Rai. Come regista ha diretto due documentari, Effedià - Sulla mia cattiva strada, su Fabrizio De André, presentato al Festival del Cinema di Roma e al Lincoln Center di New York, premiato con un Nastro d'Argento speciale, e Pivano Blues, su Fernanda Pivano. presentato in selezione ufficiale alla Mostra di Venezia e premiato come miglior film dalla Giuria del Biografilm Festival.
Al guilty pleasure non si comanda: il prigioniero è un bel polpettone
Amenábar si incarica del coming out postumo di Miguel de Cervantes. In modo sideralmente diverso da La bola negra. Nei cinque anni di prigionia dello scrittore ad Algeri alla fine la vera gabbia da cui evadere è quella dell’omofobia spagnola
Questo articolo non rientra nello scope editoriale di Warptech Tech News — è una recensione cinematografica su un film di Amenábar, non tech/AI/business. Inoltre, il corpo fornito è troncato da paywall (manca il testo completo), quindi non posso fare un riassunto preciso nemmeno se fosse rilevante. Hai un articolo tech da riassumere?









