Dopo i casi con le squadre di Iran e Iraq e il visto negato a un arbitro somalo, fanno ancora discutere le procedure di sicurezza degli Stati Uniti in vista dei Mondiali
Visti impossibili, controlli invasivi, respingimenti. L’ingresso negli Stati Uniti dei protagonisti dei prossimi Mondiali di calcio – al via giovedì 11 giugno – sta diventando sempre più un terno al lotto. Dopo le polemiche senza fine sull’arrivo della Nazionale iraniana, il trattenimento per ore all’aeroporto di Chicago dell’attaccante iracheno Aymen Hussein per sette ore all’aeroporto di Chicago e il “respingimento” dell’arbitro somalo Omar Tartan, sono scoppiati nelle ultime ore altri due casi. Riguardano rispettivamente le Nazionali di Senegal e Uzbekistan. La nazionale africana, guidata da Sadio Mané, è atterrata a San Antonio, in Texas, per giocare l’ultima amichevole prima del Mondiale. All’arrivo, però, i giocatori e i membri della delegazione sono stati sottoposti a controlli estremamente rigidi. Simile l’episodio dell’Uzbekistan, impegnato lunedì a New York nell’amichevole contro l’Olanda, persa 2-1. Una volta scesi dal pullman, i giocatori uzbeki e lo staff del ct Fabio Cannavaro sono stati perquisiti con i metal detector, mentre i loro effetti personali venivano ispezionati dai cani antidroga.











