Cose mai viste: una bella donna matura, come si sarebbe detto una volta, a letto con il suo amante, più giovane e per giunta afrodiscendente; anzi non a letto ma sul pavimento, nella casa dei loro datori di lavoro, perché lei è la domestica polacca, lui il giardiniere. E tutto è vissuto con una semplicità, una gioia, un abbandono resi ancora più preziosi dal vago e reciproco stupore che si accompagna sempre al piacere.Il primo film dell'israeliana Or Sinai comincia proprio così, in una lussuosa casa di Tel Aviv, e subito sappiamo di essere davanti a qualcosa di insolito, capace di illuminare ciò che abbiamo sotto gli occhi ogni giorno ma non sempre sappiamo vedere. Mila, così si chiama la domestica (la fenomenale Evgenia Dodina, bielorussa trapiantata in Israele), è infatti una delle innumerevoli donne che in ogni parte del mondo partono da Paesi poveri per andare a lavorare in Paesi ricchi. Donne che spesso mantengono l'intera famiglia in patria, come Mila, e che i datori di lavoro, se hanno fortuna, trattano con familiarità, con rispetto, perfino con affetto, ma non sono parte della famiglia.Sono lavoratrici costrette a condurre una doppia vita, esposte a sorprese e rovesci di ogni sorta. Rovesci che Or Sinai filma con intelligenza rara, senza sprecare una sillaba o un silenzio, quando per un piccolo incidente Mila fa ritorno in Polonia. Dove in sua assenza tutto è cambiato. Sul piano dei sentimenti come su quello dei quattrini, perché nella realtà non esistono piani distinti e la distanza geografica, la sperequazione economica, lo squilibrio affettivo investono non solo persone e famiglie ma città e nazioni, mariti e mogli, madri e figli, suoceri e generi. Come “Mama” racconta tenendo sempre insieme ogni sfera dell'esistenza con un equilibrio che diremmo miracoloso se non fosse frutto di lunghe ricerche basate su esperienze personali, di attente scelte di regia, di un cast di millimetrica esattezza.Per non parlare di quelle due guerre, prima in Ucraina, dove il film avrebbe dovuto essere girato, e poi in Israele, che in qualche modo sono «entrate nel Dna del film, anche se “Mama” è nato nonostante la guerra, e non parla di guerra», come dice la regista. Ma proprio per questo, forse, sembra cogliere la nostra epoca “in flagrante”, concentrandosi sui dettagli più esposti e insieme più invisibili dei nostri anni. Anche grazie a una coproduzione internazionale che una volta tanto, fa piacere dirlo, abbraccia pure l'Italia. A riprova che le nazioni fanno le guerre ma sono i cittadini, per fortuna, a sognare e a realizzare le opere.
Vivere e amare in casa d’altri - la recensione del film "Mama" di Or Sinai
Passioni, dolori e quotidianità di una badante. Che torna in Polonia per tentare di ricostruire una famiglia andata in pezzi: la sua









