Si scrive "Convivente con vincolo di adozione", e si legge un procedimento che sa di discesa all'Inferno e ritorno, per vedersi riconosciuto il diritto ad essere famiglia. È il cortometraggio scritto e diretto da Francesca Giuffrida (regista torinese, volto noto nel mondo del casting e della regia indipendente) e finito di girare a maggio 2026 tra il Consultorio di Ostia e la Casa Internazionale delle Donne di Roma, con il sostegno dell'associazione Famiglie Arcobaleno e il contributo della produzione Gargoyle Films di Milano, con la coproduzione di Daniela Venturelli e la produzione associata di Intermezzo Film. La regista e autrice Francesca Giuffrida

Al centro c'è una storia semplice e spietata: Amelia ha due mamme. Si chiamano Anna e Cécile, stanno insieme da 15 anni, e per Amelia sono entrambe sue madri, nel senso più pieno e quotidiano del termine. Ma per lo Stato italiano esiste solo Cécile, quella biologica, quella che l'ha partorita. Anna, che l'ha desiderata, attesa, cresciuta, accudita ogni giorno, per la legge non è nessuno. Non figura da nessuna parte.

Il film segue le due donne nel percorso legale che si trovano ad affrontare per far riconoscere ciò che nella realtà esiste già da sempre: il diritto di Anna a essere madre di sua figlia anche sulla carta. Un percorso che si chiama “adozione in casi particolari”, una procedura pensata per bambini orfani o in stato di abbandono, non per famiglie che funzionano o coppie omogenitoriali, che però costringe a colloqui invasivi con psicologi e assistenti sociali, visite a domicilio, anni di attesa, soldi, avvocati, giudici. Il tutto per ottenere quello che una coppia eterosessuale ottiene il giorno stesso in cui nasce un figlio.