È stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione, con il rito abbreviato, il 19enne di nazionalità gambiana che lo scorso gennaio era stato arrestato dai poliziotti della Squadra Volante con l’accusa di aver tenuto segregata in un casolare abbandonato per due giorni una tarantina di 39enne. La donna, secondo l’accusa, era stata infatti legata a una sedia con lacci e scotch che le fermavano caviglie e braccia perché rifiutava di prostituirsi. A emettere sentenza è stato il giudice Gabriele Antonaci che ha inflitto una pena più bassa dei 5 anni e 4 mesi chiesti dal pm Francesca Colaci. Il gup Antonaci ha infatti assolto l’imputato - assistito dall’avvocato Domenico Cantore - dalla contestazione di stalking perché «il fatto non sussiste» e stabilito che il risarcimento alla vittima dovrà essere quantificato in sede civile. Oltre che per il reato di stalking aggravato da minacce e armi e lesioni personali gravi, l’imputato rispondeva anche di sequestro di persona e tentata violenza sessuale.
Ai poliziotti che l’avevano salvata la 39enne aveva raccontato di essere stata rapita il 29 dicembre mentre faceva la spesa al rione Tamburi e che l’imputato l’aveva minacciata e costretta a seguirlo colpendola al volto e facendole perdere conoscenza. Si era poi risvegliata nel casolare dell’ex Enaip al rione Salinella bendata e legata alla sedia: in quelle 48 ore sarebbe stata picchiata più volte con una cintura e tenuta a digiuno, il 19enne l’avrebbe inoltre ferita con un coltello rovente sulle dita somministrandole sistematicamente pillole per stordirla. La ragazza non aveva escluso che durante quegli stati di incoscienza potesse aver abusato di lei. Anche quando era cosciente lui avrebbe tentato violenze sessuali, ma la vittima ha dichiarato di essere riuscita a difendersi e farlo allontanare: «Per tutto il tempo - aveva raccontato - io sono sempre rimasta legata alla sedia e dopo qualche tentativo si è allontanato. A quel punto ho iniziato a gridare chiedendo aiuto e ho cercato di liberarmi e ad un certo punto ci sono riuscita. Dietro di me c’era una porta chiusa di legno che sono riuscita a buttare giù con un mobile di legno. Intorno c’erano stanze piene di oggetti, erano tutte chiuse. Poi ne ho trovata una con una finestra e facendo una scaletta con dei mattoni di tufo sono riuscita a uscire». A quel punto è stato un vigilante della «Vis» ad accorgersi di lei e a chiamare i poliziotti che sono immediatamente intervenuti.








