Il quarto Monitoraggio annuale realizzato dall’Osservatorio Eures-Adoc: le differenze territoriali e la spesa per i genitori
Con la fine della scuola e l’avvio delle vacanze estive, molte famiglie italiane si trovano a fare i conti non solo con le esigenze legate al benessere psicologico, ma anche con costi crescenti che rischiano di gravare sui bilanci domestici. La lunga pausa estiva costringe infatti numerosi genitori, privi di una rete familiare di sostegno, a ricorrere ai centri estivi per conciliare gli impegni lavorativi con la cura dei figli. Una necessità che nel 2026 si traduce in una spesa sempre più elevata. A fotografare la situazione è il quarto monitoraggio annuale dell’Osservatorio Eures-Adoc, ripreso da AdnKronos, e realizzato su circa 200 strutture private distribuite in otto grandi città italiane.
I risultati del monitoraggio
Dall’indagine emerge che la tariffa media nazionale per la frequenza a tempo pieno ha raggiunto i 179 euro a settimana per bambino. In pratica, otto settimane di attività estive comportano una spesa media di 1.432 euro per un solo figlio. Il conto diventa ancora più pesante per le famiglie con due bambini. Secondo le stime, la spesa complessiva arriva infatti a 2.764 euro per l’intero periodo estivo. A incidere è anche la scarsa diffusione degli sconti per fratelli: quasi la metà delle strutture monitorate (49%) non prevede alcuna agevolazione tariffaria, mentre dove presente la riduzione raramente supera il 10%, attestandosi mediamente intorno al 7%.











