Sarebbe pure il momento di condurre un’analisi critica della figura politica del generale Vannacci e del suo nuovo partito, procedendo sulle fondamenta della concezione materialistica della storia propria di Marx e, dunque, evitando gli sguaiati starnazzamenti collerici della sinistrash fucsia.

Quest’ultima, anziché muovere una critica serrata della figura del Vannacci sul terreno del sistema

capitalistico e delle sue contraddizioni, postmoderna continua goffamente a ragliare contro l’inesistente ritorno del fascismo. Procediamo con ordine, mettendo subito in chiaro due cose che sono addirittura precedenti rispetto all’ascesa politica del generale. Primo punto: la sua celebrità è e resta un prodotto del partito liberalprogressista di Repubblica e L’espresso. Senza la martellante campagna pubblicitaria di detto partito mediatico, nessuno oggi saprebbe letteralmente chi è il Vannacci. Non sarebbe azzardato domandare: può davvero essere un’alternativa al sistema quella che il sistema stesso addita come alternativa?

Secondo punto: la fortuna del generale parte dalla pubblicazione del suo sgangherato libro Il mondo al contrario, un testo che, a voler essere generosi, rappresenta il nulla mischiato con il niente. Viviamo in un mondo al contrario, dice il generale: egli ha perfettamente ragione, peccato però che indichi alcuni effetti senza mai nemmeno per sbaglio menzionare le cause, che sono il libero mercato capitalistico e l’imperialismo a stelle e strisce. Leggendo quel capolavoro del nulla che è il libro in questione, apprendiamo anzi che il generale supporta pienamente tanto il libero mercato capitalistico quanto l’imperialismo a stelle e strisce. L’Unione Sovietica viene liquidata, en passant, come episodio della dittatura novecentesca, con un giudizio del tutto affine a quello della collaudata retorica liberale. Insomma, il generale si pone nella contraddittoria condizione di chi critica gli effetti dei quali pure coltiva le cause.