di
Valentina Santarpia
In tempi di scrutini, un libro analizza il valore del fallimento scolastico
Quando è successo a lui, non se lo aspettava per niente: aveva un po' di ansia, nell'andarea a guardare i famigerati «quadri», ma credeva, pur dovendo recuperare qualche insufficienza, di poter passare «un'estate alla grande». E invece la bocciatura gli è piombata addosso come un macigno: «Non è possibile, non posso essere io». È anche per questo che a distanza di 33 anni, Federico Mello, che oggi ha 48 anni, ha deciso di scrivere l'Elogio della bocciatura, manuale semi serio di consigli e riflessioni su come affrontare il fallimento scolastico. «Il complesso del bocciato posso dire di averlo superato- scherza Mello- ma soprattutto ho capito che un uomo nerboruto di 100 kg del sud può parlare delle suoe difficoltà. La bocciatura rientra anche come metafora dell'errore, degli inciampi. Ho pensato che avrei voluto scrivere il libro che avrei voluto leggere nel '93, quando mi sentivo completamente perso». In tempi di scrutini, tema quanto mai attuale: muniti di registri elettronici, mail per comunicazioni veloci, colloqui online, non abbiamo ancora imparato a gestire ansie e fragilità legati alle performance didattiche, anzi. «Dietro una bocciatura si può trovare molta solitudine. Intorno al ragazzo che molla la scuola, che smette di studiare, di solito non c'è nessun adulto che lo aiuta ad affrontare le difficoltà, nessuno che gli dica: «Guarda, quest'anno va così, però conta su di noi, ti accompagniamo nel tuo percorso. Non è giusto! Dovrebbe essere un diritto di tutte e tutti avere aiuto, conforto, qualcuno che ci tende una mano», racconta nel libro Alberto Bonfanti, professore da oltre quarant'anni e presidente del Portofranco di Milano, un centro che aiuta gratuitamente migliaia di ragazzi in difficoltà con lo studio. Alla fine, un ragazzo bocciato, è un ragazzo che non è stato visto da nessuno. Tra ansie da prestazione, uso eccessivo di cellulari, software che replicano dinamiche di dipendenza, docenti legati da programmi e schemi da seguire, la scuola non ne esce benissimo, nel quadro di Mello. «Ho parlato con tantissimi ragazzi bocciati, l'ansia è generalizzata, alcuni studenti fanno scena muta alla cattedra e invece sono preparatissimi, anche mostrarsi davanti a una classe può diventare problematico: colpa dei social, delle aspettative dei genitori, di mille motivi- conferma l'autore- I genitori stessi vivono i fallimenti dei propri figli come un fallimento personale: e forse bisogna cominciare ad assolvere anche loro. E lo dico da zio, non avendo figli ma sentendomi in contatto coi ragazzi, in grado di parlare con loro in maniera non paternalistica».










