Addio alle armi: Francia e Germania rinunciano a sviluppare insieme un caccia di sesta generazione. Quello che avrebbe dovuto essere il nucleo del progetto franco-tedesco per il Sistema di combattimento aereo del futuro (Fcas) non decollerà mai. A dettare la parola fine sono il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Friedrich Merz che, di comune accordo secondo il governo federale, hanno dovuto riconoscere l'impossibilità di far proseguire il progetto. Le imprese partecipanti, Dassault per la Francia e Airbus per la Germania, non sono infatti riuscite a raggiungere un'intesa sulla ripartizione del lavoro. Si conclude così la lenta agonia di un caccia che, intorno al 2040-2045, avrebbe dovuto sostituire i Rafale della Francia e gli Eurofighter della Germania. Quella dell'aereo da combattimento “europeo” è la cronaca di un fallimento annunciato, dovuto all'intrecciarsi di gelosie industriali e interessi nazionali che la politica non è stata in grado di governare. Dassault e Airbus (a cui nel 2019 si è aggiunta Indra per la Spagna) sono entrate in lite sulla suddivisione del lavoro. Una guerra di logoramento, che ha toccato un punto di non ritorno quando, sostenuto di fatto da Macron, l'Ad di Dassault Éric Trappier ha reclamato per la sua azienda una quota fino all'80% nel caccia di sesta generazione. Ad aggravare la situazione, Trappier dichiarò di non interessarsi delle “lamentele dei tedeschi” e che il suo gruppo è in grado di produrre l'aero da combattimento anche da solo, mentre Airbus è priva di questa capacità. Dalla Germania, mentre Merz temporeggiava, rispondevano alle bordate con un netto “Nein” l'Associazione federale dell'industria aerospaziale tedesca (Bdli) e il sindacato dei metalmeccanici Ig Metall. Uniti nella lotta, rappresentanti di imprenditori e lavoratori respingevano come inaccettabili le condizioni di Trappier e proponevano di scorporare il caccia dal progetto Fcas, che prevede anche lo sviluppo di un sistema di sistemi articolato su un “Combat cloud” formato da droni, aerei a pilotaggio remoto, sensori, satelliti, dispositivi terrestri. Questa parte, che per il governo tedesco è il “vero nucleo” del Fcas, dovrebbe proseguire, mentre Francia e Germania svilupperanno ciascuna un aereo da combattimento in base alla proprie esigenze. Sulla stessa linea, l'Ad di Airbus Defence and Space Michael Schöllhorn: “Manteniamo tutto il possibile nel progetto Fcas e costruiamo due caccia diversi”. È la via d'uscita imboccata ora da Merz e Macron su suggerimento del cancelliere in un compromesso tanto al ribasso quanto ormai inevitabile. Col presidente francese che accusa il colpo, i dettagli sulla suddivisione dei compiti in quel che resta del Fcas verranno discussi al Consiglio dei ministri franco-tedesco in programma in Germania il 17 luglio. Intanto, lo stesso Schöllhorn ha ammesso che la Germania non ha le capacità per sviluppare da sola un caccia di sesta generazione. Una soluzione potrebbe essere l'adesione tedesca al Gcap in corso di sviluppo da parte di Regno Unito (Bae), Italia (Leonardo) e Giappone (Mitsubishi), col tema già affrontato da Merz col presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante il loro incontro a Roma del 23 gennaio scorso. In alternativa, Airbus potrebbe allearsi con l'azienda svedese Saab, che produce il caccia multiruolo Gripen. Mentre la Germania si interroga sul futuro della sua aeronautica militare, che dagli Usa ha già acquistato gli F-35 di Lockheed Martin, resta sullo sfondo l'immagine di un asse franco-tedesco molto meno solido di quanto vorrebbero entusiasti e detrattori. Una grave ipoteca sulla difesa europea.
Francia e Germania, addio alle armi: tramonta il sogno del caccia di sesta generazione
Quello che avrebbe dovuto essere il nucleo del progetto franco-tedesco per il Sistema di combattimento aereo del futuro (Fcas) non decollerà mai












