Il filmato degli attivisti della Flotilla fermati nel porto di Ashod, costretti a restare in ginocchio, con le mani legate dietro la schiena, derisi e tormentati dai militari israeliani aveva sollevato non poca indignazione. Così come aveva indignato il ministro della Sicurezza nazionale israeliano Ben-Gvir che, a favore di telecamera, si aggirava tra quegli uomini e le donne schernendoli. «Welcome to Israel. Benvenuti in Israele. Qui comandiamo noi», diceva congratulandosi con i soldati più violenti.
Su quelle sevizie, denunciate da diversi attivisti, la procura di Roma ha aperto un’inchiesta per sequestro di persona e tortura e il ministro Ben-Gvir è stato iscritto nel registro degli indagati. Negli uffici di piazzale Clodio, poi, è arrivata anche la lista, stilata dalla fondazione Hind Rajab, con i profili di alcuni militari che gli attivisti hanno indicato come responsabili degli abusi. Scariche di taser, proiettili di gomma, molestie, aggressioni sessuali: negli esposti arrivati in procura a Roma dopo l’abbordaggio delle autorità israeliane contro le imbarcazioni partite il 26 aprile dalla Sicilia e bloccate la notte del 29 aprile in acque internazionali, vicino all’isola di Creta, sono indicate umiliazioni e punizioni fisiche e psicologiche.












