In media 144 volte al giorno prendiamo il cellulare in mano per controllarne il contenuto, agganciarci ai social, o semplicemente telefonare a qualcuno. E tutte le volte che lo facciamo disattiviamo la schermata di blocco inserendo un codice o, più semplicemente, facendoci riconoscere. Ma non sappiamo che quell’operazione, ossia il riconoscimento facciale, riesce ad andare molto più in profondità della verifica dei nostri tratti somatici. Tanto in profondità da sondare il battito del nostro cuore.
È lo studio di un gruppo di ricercatori americani pubblicato su Nature, ad aver portato alla luce questo risultato: “Lo smartphone che usiamo - spiegano gli autori - ci sottopone al monitoraggio passivo della frequenza cardiaca nella vita quotidiana”.
Frequenza cardiaca sotto i riflettori
La cosa da premettere, dicono i ricercatori Usa, è che “la frequenza cardiaca è un segno vitale importante e dinamico influenzato da numerosi fattori”, e che “la frequenza a riposo è riconosciuta come un biomarcatore e fattore prognostico per la mortalità complessiva, visto che un incremento dei battiti al minuto registrato su base costante e prolungata nel tempo, sono correlati a una maggiore mortalità e a eventi cardiovascolari avversi”.












