Moena, 9 giugno 2026 - “La cosa più brutta? Vedere che era felice, che rideva mentre mi colpiva. Lo odio? No, non l’ho mai odiato. Non ce l’ho con lui ma con il sistema che non lo ha curato, che lo ha ignorato. Spero che ora, quando uscirà, quello stesso sistema si occupi di lui e del suo stato mentale perchè, sinceramente, ho paura. Per me e per il mio bambino”. Una donna forte, Francesca Rizzello, è una donna che ogni giorno mostra tutto il suo coraggio e che oggi ha scelto di raccontare la sua vicenda dopo aver visto le immagini dell’auto che travolgeva pedoni in centro storico, lo scorso 16 maggio.

Era invece il 23 aprile del 2019 quando Cosimo Damiano, per tutti Mimmo, allora 38enne, colpì la sorella Francesca, di due anni più giovane, con 19 fendenti. La lasciò agonizzante sul pavimento poi si recò in caserma, dai carabinieri affermando: “Ho ammazzato mia sorella”. A breve l’uomo lascerà la Rems dove ha scontato gli ultimi anni di pena ma Francesca, oggi 43enne, teme possa tornare a cercarla per ‘finire’ ciò che non riuscì a finire all’epoca.

I carabinieri nel luogo del tentato omicidio

Cosa prova sapendo che suo fratello tornerà libero?

“Paura: reputava che all’epoca io fossi responsabile del suo ‘fallimento’ matrimoniale e magari lo pensa ancora. Chi mi assicura che non cercherà di farmi del male? Restai una settimana in coma, tre in terapia intensiva, un mese in reparto poi ho ripreso in mano la mia vita. Ma ora l’incubo potrebbe tornare. Non è una battaglia personale: vorrei che il mio appello arrivasse alle istituzioni, affinchè capiscano che la malattia mentale va curata, che le famiglie non possono essere lasciate sole. Le famiglie non meritano di soffrire così: la malattia mentale, oggi, deve essere una priorità. Si devono svegliare: la mia oggi è una battaglia e non mi fermerò’.