di

Alfio Sciacca

L'episodio nell'aprile del 2019. Il racconto della donna, 43 anni: «Pensavano che fossi morta. Sono andata in arresto cardiaco, poi in coma e per tre settimane in Rianimazione». L'appello: «Non lasciate sole le famiglie»

Sulla testa, il collo, la schiena, le braccia di Francesca Rizzello, 43 anni, sono ben visibili le cicatrici. Ferite profonde che il tempo ha rimarginato solo esteriormente. Sette anni fa suo fratello la colpì con un coltello da cucina per 19 volte. Voleva ucciderla perché il demone della malattia gli faceva credere che era colpa di Francesca se la sua compagna lo aveva lasciato. Voleva ucciderla esattamente come il primo maggio del 2022, a Genova, Alberto Scagni aveva ucciso la sorella Alice. Diciassette coltellate e un finale drammaticamente diverso. Per un soffio. «Pensavano che fossi morta — racconta Francesca —. Sono andata in arresto cardiaco, poi in coma e per tre settimane in Rianimazione».

In questi anni Francesca non aveva mai parlato della sua storia. Ma dopo la tentata strage di Modena, dove vivono anche la sorella e la mamma, ha deciso che era giusto raccontare. Perché nella vicenda di Salim El Koudri ha intravisto un altro problema. Quello delle famiglie lasciate da sole a gestire un congiunto con patologia psichiatrica. Ma anche per un altra ragione, più urgente: «Mio fratello ha finito di scontare la pena, prima in carcere poi in Rems, e a giorni potrebbe tornare libero. Io sono terrorizzata».