Lo abbiamo aspettato per quasi un anno e il piano industriale Fastlane 2030 di Stellantis, il primo della reggenza Filosa, non fa scintille (e non c’era da aspettarsele) ma cerca pragmaticamente di mettere ordine in una galassia di marchi (14 escludendo la cinese Leapmotor) alcuni dei quali esibiscono vendite omeopatiche come Alfa Romeo, Ds o Lancia. Nel piano industriale appare una spinta sugli Usa (l’ex ceo Tavares si era dimenticato del ruolo americano di una multinazionale atlantica come Stellantis che è francese, italiana e americana) e una rivalorizzazione del brand Jeep che, nato in Usa, è ormai molto europeo con modelli come Avenger, Compass (e prima ancora Renegade). Ed è un marchio tra i più solidi al mondo per riconoscibilità e Dna. Una perla rara diventata ora uno dei quattro piloni portanti di un piano da 60 miliardi che punta a sviluppare e lanciare, entro il 2030, 60 nuovi veicoli e, si badi bene “veicoli”, perché accanto alle auto vere e proprio ci sono le e-car (categoria Ue fumosa) e i quadricicli.
Gli altri tre pilastri sono Ram, marchio tutto americano, ma importante perché i pick-up sono i veicoli più venduti negli States e poi, sempre primi inter pares, Peugeot e Fiat. Già, proprio il brand italiano, importante politicamente nel gruppo ma soprattutto per il suo ruolo in Sud America. Il focus di Fiat in Europa è sulle piccole, anche con quadricicli che sembrano auto ma non lo sono come l’annunciata Quattrolino o le e-car, categoria Ue di vetture economiche che suscitano interrogativi su sicurezza e dotazione Adas.E il resto dei brand? Semplice, diventano marchi regionali con produzione gestita globalmente e alcuni di questi diventano poco più di sub-brand. È il caso di DS che torna, come è giusto che sia, sotto Citroën, badge regionale europeo come Lancia che si innesta in Fiat, insieme ad Abarth. Una scelta razionale che andava fatta prima, magari evitando di inventare modelli senza possibilità di successo come la Abarth elettrica o la Dodge Charger Ev. Alfa Romeo diventa un brand regionale, quindi legato al vecchio continente, ma ci saranno sviluppi grazie alle sinergie di quella che pare essere la grande novità del piano di Antonio Filosa: Stla One, architettura unificata e modulare per i tre segmenti B, C e D e che assorbirà le piattaforme Medium e Large. Non è chiaro il destino della annunciata e mai vista piattaforma Stla Small. Va detto che per le vetture piccole entrano anche le partnership con i cinesi di Leapmotor e di Dongfeng, maestri di elettrico di ogni taglia e di powertrain extended range, tecnologia importante, ignorata da Tavares, ma che Filosa rimette al centro di una strategia globale multi-energia dove questo tipo di ibride, insieme alle classiche plug-in diventano strategiche. Il piano Fastlane suona così come una sveglia per tutti i player dell’auto e sembra dire: basta fughe in avanti con prematuri «all-in» sull’elettrico, rimettendo il cliente al centro, perché alla fine il mercato lo fa chi compra e sceglie.








