Scuole al lavoro per l’organizzazione delle attività sui temi della sessualità. La programmazione e la realizzazione delle iniziative coinvolgono il collegio docenti e il consiglio di istituto. In agenda ci sono l’aggiornamento del patto educativo di corresponsabilità, le deliberazioni sulla selezione degli esperti esterni, la predisposizione della modulistica per le comunicazioni all’utenza e la raccolta delle adesioni, la pianificazione di attività alternative. È quanto deriva dalla legge in materia di consenso informato in ambito scolastico, approvata in via definitiva dal Senato il 4 giugno 2026 (si veda ItaliaOggi del 5/6/2026).
La riforma «mira a tutelare i più piccoli e a ridare voce alle famiglie su scelte sensibili, fermo restando che quanto previsto nei programmi si insegnerà», ha chiarito il ministro dell’istruzione, Giuseppe Valditara, «come per esempio la riproduzione e le malattie sessualmente trasmissibili». Parlano di una riforma «oscurantista» le opposizioni.
Ambito di applicazione della normativa
Innanzi tutto, va precisato l’ambito di applicazione della novella. In proposito, va chiarito che rimangono ferme le indicazioni nazionali sui curricoli scolastici.Questo significa che il nuovo impianto del consenso informato riguarda le attività extracurricolari e le attività che costituiscono ampliamento dell’offerta formativa.Per le attività curricolari le scuole procedono senza necessità di un consenso ad hoc e resta, quindi, obbligatoria, come da programmi scolastici, l’educazione biologica, la conoscenza degli organi riproduttivi, le malattie sessualmente trasmissibili, l’educazione al rispetto e all’empatia.














