Ogni volta che usiamo lo smartphone, usiamo un congegno prodotto con sostanze estratte dalle viscere della Terra: tungsteno, stagno, tantalio e oro. Questi minerali sono essenziali per i circuiti stampati, gli schermi e le batterie. Senza di loro, la comunicazione moderna cessa di esistere.
Non solo. Titanio, tantalio e tungsteno sono elementi fondamentali per i moderni sistemi d’arma, quelli ad alte prestazioni; e capacità di combattimento uniche e letali. Ma la loro estrazione ha un costo che va ben oltre il prezzo all’ingrosso, pur in continua crescita. Lo sfruttamento minerario sta distruggendo gli ecosistemi che per secoli hanno tenuto lontani gli agenti patogeni, spesso letali, dalle popolazioni umane.
Nella zona orientale della Repubblica Democratica del Congo, l’estrazione del coltan —la colombite-tantalite— ha spinto i lavoratori a inoltrarsi nelle foreste che ospitano colonie di pipistrelli, sospetti serbatoi naturali del virus Ebola. L’epidemia di Ebola del 2018-2020 si è sviluppata in regioni dove i campi minerari confinano con la frontiera forestale.
Nel Borneo malese, lo sgombero dei terreni per l’estrazione mineraria e la coltivazione della palma è stato direttamente collegato a una ondata di malaria. L’estrazione illegale dell’oro nel territorio brasiliano degli Yanomami ha creato migliaia di pozze stagnanti contaminate da mercurio, perfetti siti di riproduzione delle zanzare. Tra il 2021 e il 2023, i casi di malaria tra gli indigeni sono più che raddoppiati, mentre la Dengue si è diffusa in zone prima sicure.







