Il mondo è a caccia di nickel, rame, manganese, cobalto e terre rare per produrre chip e sviluppare tecnologie verdi, dalle batterie ai pannelli solari. I fondali oceanici, soprattutto nelle pianure abissali a profondità di 4-5mila metri, sono disseminati di questi metalli, contenuti in migliaia di miliardi di pepite scoperte dagli oceanografi già alla fine dell’Ottocento. Si tratta di noduli polimetallici, che in generale hanno le dimensioni di una grossa patata.