“Contaci le ossa Redentore, anche le ossa baciaci, una per una…” maestoso Giovanni Testori, in questa sua preghiera chiede al Signore che ci conti le ossa.
Contare le ossa al corpo scavato dalla malattia, contare le ossa al corpo che si illude di essere indistruttibile, contare ogni parte dello scheletro, nostra intima attitudine alla verticalità.
Chiudo gli occhi, immagino il tocco della mano di Dio su ogni mio osso, anche il più piccolo, un numero ticchettato dallo scandire del Verbo, vorrei non finisse mai, vorrei ripartisse ogni volta da capo, vorrei potermi slacciare come una collana di perle per implorare che ancora l’Amato si chini a cercarmi, pecora perennemente perduta.
Un Dio che conta, e conta me e conta su di me, si ripete la strabiliante rivoluzione cristiana, il Creatore chino paziente sulla creatura.
Testori non parla però di Signore ma di Redentore, che è colui che libera, il tocco della mano di Dio, contando le mie ossa, mi libera, traendomi fuori dalla morte.







