Al Colosseo, nel tremolio delle fiaccole, la notte ha preso voce. È stata una Via Crucis segnata dalla guerra, un corteo di dolore che attraversa il tempo e si posa sui corpi di oggi: milioni di “poveri cristi” dispersi tra il Medio Oriente e l'Ucraina. Volti senza nome, ferite senza tregua. Come duemila anni fa il potere si illude di essere assoluto. Un richiamo potente per ricordare al mondo che ancora oggi la presunzione trasforma molti leader in novelli Ponzio Pilato, rivelandone la stessa pericolosa facoltà: quella di avviare conflitti, alimentare il desiderio di vendetta, usare l’economia come strumento di oppressione, calpestare la dignità umana e soffocare la vita.
Nell’antico Anfiteatro Flavio, mentre Leone XIV avanzava lento e portava la croce lungo le quattordici stazioni - evocando il cammino di Cristo sulla Via Dolorosa, dalla condanna alla crocifissione - si sono levate riflessioni di grande intensità. «Il Giudizio di Dio sarà senza misericordia per coloro che non hanno usato misericordia». Quest’anno, ai brani evangelici si sono intrecciati gli scritti di San Francesco, cercatore di pace per eccellenza, e le meditazioni di padre Francesco Patton, già Custode in Terra Santa, a cui Papa Leone XIV ha affidato il compito in passato assegnato anche a poeti, scrittori e teologi.











