Pubblichiamo il racconto di Valeria Solarino, attrice e attivista che ha partecipato all’ultima udienza per il processo sulla strage di Cutro. Un processo in cui non sono ammesse telecamere né registrazioni audio: “Gli avvocati fanno domande e quando hanno terminato dicono: ‘Non ho altro da aggiungere’ e proprio lì io, ogni volta, vorrei alzarmi e gridare: ‘Io ho qualcosa da aggiungere!'”, racconta Solarino.
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A cura di Valeria Solarino
"Le nostre unità non avrebbero avuto nessuna difficoltà ad affrontare il mare. In meno di due ore saremmo potuti arrivare con le motovedette d’altura". A parlare è Vittorio Aloi, ufficiale della Guardia Costiera ed ex comandante della Capitaneria di Porto. Siamo in un’aula del Tribunale di Crotone, il processo è per la strage di Cutro, dove nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 persero la vita 94 persone, tra cui 34 minori.
Ricordo perfettamente il momento in cui ho appreso di quel tragico evento: stavo sfogliando il giornale dal computer e improvvisamente quella notizia riempì lo schermo. Non potevo crederci: un’altra tragedia, l’ennesima nel nostro mare, il mar Mediterraneo, considerato il più pericoloso al mondo proprio a causa dei numerosi naufragi. Lessi l’articolo che cercava di ricostruire la dinamica di quello che veniva definito un incidente, cercai su un altro quotidiano e un altro ancora, poi su siti internet…le stesse parole, stringate: "Un caicco proveniente dalla Turchia si è schiantato su una secca a pochi metri dalla costa calabra, precisamente all’altezza di Steccato di Cutro". Ora, a distanza di tre anni, sono in quell’aula dove un giudice raccoglie deposizioni, ascolta le domande degli avvocati, le parole di testimoni e imputati.










