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«È stato difficilissimo, ma ho voluto seguire fino in fondo di persona questo processo: volevo capire, comprendere cosa fosse accaduto veramente. Sono stati due anni molto pesanti, ma la forza me l’ha data il pensiero di questo giorno, quello della giustizia». A parlare è Rosalia Licata, la madre di Antonella Salamone. Ha il viso e lo sguardo stanco, fiaccati da due anni di processo nel quale ha dovuto vivere e scoprire di cosa fosse stato capace il genero Giovanni Barreca.Ha un abito blu scuro. Mentre parla con il cronista è seduta tra i banchi dell’aula, ancora vuota in attesa che il giudice Vincenzo Terranova esca dalla camera di consiglio e pronunci la sentenza. Gioca con gli anelli che porta alle dita e guarda in basso, cercando di misurare le parole; scava dentro di sé. Nella sua mente passano tutti i racconti e le ricostruzioni che ha sentito; le immagini che ha dovuto vedere.
«Questa giornata non ci toglierà il dolore - dice -, purtroppo nulla potrà farlo. La nostra vita è cambiata e non solo per il fatto che abbiano ucciso mia figlia e i miei nipoti… ci hanno stravolto la vita».L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.







