Un gruppo di scienziati della University of Manchester, nel Regno Unito, ha appena “ri-classificato”, utilizzando tecniche e strumentazione all’avanguardia, una serie di resti fossili conservati dal 1870 nelle collezioni del Natural History Museum di Londra, arrivando alla conclusione che appartengono a Praearcturus gigas, un mega-scorpione vissuto sul nostro pianeta circa 415 milioni di anni fa, lungo oltre un metro e dotato di chele di ben 16 centimetri di dimensione, il che lo rende, a tutti gli effetti, lo scorpione più grande di sempre. I dettagli della scoperta sono stati pubblicati sulla rivista Palaeontology.Misteri della tassonomiaLa classificazione di P. gigas, in realtà, ha rappresentato un rompicapo per la paleontologia fin dal primo momento della sua prima descrizione formale. I resti di questo artropode, rinvenuti nei depositi sedimentari della formazione fluviale di St. Maughans, tra l’Inghilterra e il Galles, risalgono al Denoviano inferiore (circa 415 milioni di anni fa, per l’appunti). Quando il paleontologo Henry Woodward descrisse il campione nel 1871, interpretò i fossili come i resti di un gigantesco crostaceo, una specie di aragostona, a causa della mancanza di elementi chiave come il telson (la coda). Per i centocinquant’anni successivi, i reperti sono stati custoditi nel museo di storia naturale della capitale, e hanno subito nel tempo diversi altri tentativi di classificazione che hanno accostato l’animale a svariati gruppi di artropodi. Soltanto negli anni Ottanta è emersa l’ipotesi che si trattasse di uno scorpione, un’idea recentemente messa in discussione e ora, finalmente, confermata in via definitiva. Il gruppo di ricerca, guidato da Richard J. Howard, ha infatti applicato moderne tecniche analitiche, tra cui scansioni tomografiche e imaging avanzato, per esaminare in tre dimensioni e in grande dettaglio le strutture dei fossili, e quest’approccio ha messo in luce dettagli nascosti nella matrice rocciosa e chiarito senza ambiguità la natura aracnide del reperto.Anatomia di un predatoreI dati emersi dalla revisione tassonomica indicano che P. gigas misurava circa un metro di lunghezza, dimensione che lo qualifica come il più grande scorpione mai documentato nei record fossili. L’apparato predatorio dell’animale era costituito da arti dotati di un “dito” fisso e uno mobile, le cui chele superavano i sedici centimetri di lunghezza; l’anatomia della parte anteriore del corpo (il cosiddetto prosoma) rivela la presenza di una superficie corrugata e di uno sterno allungato di forma triangolare, una configurazione condivisa con un altro scorpione vissuto nel periodo Siluriano e rinvenuto in Canada. Un elemento distintivo, e invece non condiviso con altre specie, è la presenza di epimeri laterali, ovvero estensioni triangolari che sporgono dalla porzione centrale del tronco e che fanno pensare che lo scorpione gigante sia stato un carnivoro al vertice della catena alimentare del suo tempo, capace di predare la fauna che abitava le piane alluvionali del continente primordiale.Un gigante anomaloLe sorprese non finiscono qui. La dimensione di questo animale è una sorta di unicum del tempo in cui ha vissuto: nella documentazione fossile, infatti, il gigantismo degli artropodi viene tipicamente associato al periodo Carbonifero, iniziato decine di milioni di anni dopo. In quell’epoca, lo sviluppo di vaste foreste causò infatti un innalzamento drastico nei livelli di ossigeno atmosferico che sostenne il metabolismo di invertebrati di grandi dimensioni. P. gigas, invece, prosperò in un periodo ben precedente, quando il paesaggio continentale era per lo più popolato da funghi e piccole piante, e l’ossigeno atmosferico non aveva ancora raggiunto picchi elevati: da questo fatto, i ricercatori desumono che l’evoluzione verso questa taglia extra-large non sia stata guidata dall’ossigeno, ma piuttosto dalla mancanza di competizione. In un mondo in cui gli ecosistemi terrestri e di transizione erano ancora nelle prime fasi di strutturazione, l’assenza di altri grandi vertebrati predatori ha permesso a questo aracnide di occupare nicchie ecologiche dominanti e di raggiungere dimensioni fuori scala.La transizione anfibia e la conquista delle acque dolciCome viveva P. gigas? Secondo le indagini anatomiche – in particolare rispetto ai dettagli dell’addome, che presenta strutture paragonabili alle appendici natatorie delle aragoste – questo animale aveva abitudini acquatiche o per lo meno anfibie, ed era capace di muoversi tra i laghi e la terraferma. La collocazione della specie in questi “ambienti di transizione” offre una prospettiva importante sulla loro evoluzione: si potrebbe trattare – ma su questo sono in campo soltanto ipotesi – perfino di un “ritorno parziale” all’ambiente acquatico da parte di antenati già approdati sulla terraferma.
Se siete aracnofobici smettete di leggere: ecco Praearcturus gigas, lo scorpione più grande ad aver camminato sul pianeta Terra
La bestia da record di quasi un metro di lunghezza vissuta circa 415 milioni di anni fa: la sua classificazione ha rappresentato un rompicapo fino ad oggi










