L’Azienda Italia non si ferma. Il conflitto nel Golfo Persico, le tensioni geopolitiche, il rischio di nuovi rincari dell’energia e il clima internazionale sempre più instabile non stanno producendo, almeno nell’immediato, una frenata significativa della domanda interna. Va in controtendenza l’Ufficio Studi di Confcommercio, che delinea un Paese capace di conservare una tenuta superiore a quella indicata dalle previsioni più prudenti formulate negli ultimi mesi dalle principali istituzioni nazionali e internazionali.

I NUMERI Nel nuovo scenario economico elaborato in vista dell’assemblea generale dell’associazione, prevista per domani a Roma e alla quale parteciperà anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Confcommercio stima per il 2026 una crescita del Pil dello 0,9%, accompagnata da un aumento dei consumi dell’1,2% e da un’inflazione di fondo all’1,8%. Numeri che raccontano un’economia ancora fragile, esposta alle tensioni internazionali e al rischio energetico, ma lontana, almeno per ora, dagli scenari più foschi di una recessione. Una lettura decisamente più ottimistica rispetto alle previsioni di Istat, Ocse, Commissione europea, Confindustria, e con qualche decimale in più rispetto alle stime del governo. Mentre la gran parte delle previsioni si fermano intorno allo 0,5-0,7%, l’associazione guidata da Carlo Sangalli vede per il 2026 un Pil in aumento dello 0,9%. Un trend dovuto soprattutto a una considerazione: l’incertezza non si è ancora trasformata in una sfiducia generalizzata. LE PERFORMANCE A sostenere l’attività economica sono soprattutto tre fattori: l’occupazione ai massimi storici, trainata anche dalla performance del Mezzogiorno, una propensione al consumo ancora robusta e il buon andamento del turismo, che continua a rappresentare uno dei principali motori della crescita italiana. Più nel dettaglio, il quadro macroeconomico elaborato dall’Ufficio Studi indica una crescita del Pil dello 0,5% nel 2025, dello 0,9% nel 2026 e dello 0,7% nel 2027. I consumi, dopo il +1% stimato per il 2025, dovrebbero accelerare all’1,2% nel 2026, per poi rallentare allo 0,8% nel 2027. Più debole il profilo degli investimenti, attesi in calo dal 3,5% del 2025 all’1,8% nel 2026 e allo 0,7% nel 2027. Next Academy, Caivano punta sui giovani: lezione di futuro tra cucina e verde urbanoLe esportazioni, invece, dovrebbero passare dall’1,2% del 2025 all’1% del 2026, per poi risalire all’1,8% nel 2027. Il dato forse più significativo riguarda però i consumi delle famiglie. Secondo l’indagine Confcommercio-Censis di maggio, le intenzioni di acquisto restano su livelli elevati: il 29% degli italiani dichiara di voler acquistare elettrodomestici, il 24,5% mobili e il 23,5% di voler effettuare lavori di ristrutturazione dell’abitazione. Sono percentuali che, pur senza riportare tutti i comparti sui livelli migliori degli anni passati, indicano una domanda ancora viva, soprattutto per i beni durevoli e per gli investimenti legati alla casa. Ancora più forte è il segnale che arriva dal turismo. Il 38,5% degli italiani ha già programmato una vacanza estiva: si tratta del valore più alto dal 2020 a oggi. Resta, naturalmente, il nodo dell’inflazione. Il quadro elaborato dall’Ufficio Studi segnala un indice dei prezzi al consumo al 3,1% nel 2026, dopo l’1,5% del 2025, con un rientro al 2% nel 2027. Ma il dato più rilevante, nella lettura di Confcommercio, è quello dell’inflazione core, cioè al netto delle componenti più volatili, stimata all’1,8% nel 2026. Questo significa che, almeno finora, il sistema produttivo e distributivo non ha trasferito integralmente sui prezzi finali gli shock esterni, in particolare quelli legati all’energia. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, invita però a non abbassare la guardia: «Per trasformare questa resilienza in una crescita più solida, occorre rafforzare investimenti e competitività».