Chi vincerà ai Campionati del Mondo di Calcio? Al netto delle quote dei bookmakers, si può scommettere quasi a colpo sicuro su un protagonista assoluto: il caldo. Il termometro ha iniziato a spaventare anche i vertici Fifa, tanto fargli prendere in considerazione l’ipotesi che quello che sta per prendere il via in Messico, Stati Uniti e Canada, potrebbe essere uno degli ultimi tornei a disputarsi d’estate. Una tradizione che risale al 1930, anno della prima competizione mondiale: ma da allora, fanno notare gli scienziati, la temperatura media globale per il mese di giugno è salita di oltre 1 grado. Un assaggio di come la crisi climatica (con il caldo e gli eventi meteo estremi correlati) potrebbe giocare un ruolo decisivo nella Coppa lo si è già avuto: la squadra argentina aveva appena raggiunto il suo ritiro in Kansas, quando l’area è stata spazzata da violentissimi temporali, con conseguenti blackout e caduta di alberi.
Molti climatologi si sono cimentati con studi relativi al Campionato del Mondo. Tra loro anche l’italiano Davide Faranda, che lavora a Parigi, presso il Centre National de la Recherche Scientifique. Faranda è coautore di uno studio in fase di pre-print, che deve cioè ancora superare il vaglio della peer-review. Ma il titolo rende bene il senso della ricerca: “Esposizione ineguale alle condizioni meteorologiche tra squadre e gruppi alla Coppa del Mondo FIFA 2026”. “Questa World Cup si gioca in tre Paesi, in aree caratterizzate da zone climatiche molto diverse e ben quattro fusi orari”, spiega lo scienziato italiano. “Si passa dalla zona boreale di Vancouver alle zone climatiche desertiche come quelle di Guadalajara, che tra l'altro si trova a un'altitudine di più di 1000 metri. La Florida invece ha un clima tropicali, mentre le città delle Grandi Pianure, come Kansas City e Atlanta, sono spesso colpite dai tornado. Chicago è sui Grandi Laghi, con una altissima umidità nei mesi estivi. E la California ha un clima mediterraneo. Anche senza eventi estremi, per le squadre che dovranno spostarsi da uno stadio all’altro ci saranno seri problemi di adattamento”.













