Quando Carlotta Fruttero ci portò per la prima volta un pacchetto di giornali ingialliti con la testata dell’Avanti!, glorioso quotidiano socialista fondato nel 1896 da Leonida Bissolati, e chiuso definitivamente nel 1994, ci domandammo subito cosa potesse avere a che fare con la vita e le opere di Carlo Fruttero. Le edizioni risalivano a un tempo lontano, tra il 1948 e il 1949, quando il direttore del quotidiano era Sandro Pertini e tra i collaboratori figuravano nomi internazionali, tra cui André Malraux e George Orwell.Fruttero era stato apprezzato per una prima pièce drammarurgica, e da lì a pochissimo avrebbe curato per Einaudi il lavoro teatrale di Samuel Beckett – di cui sono state ritrovate alcune lettere indirizzate proprio a Fruttero, in cui forte era la discussione interpretativa sui personaggi di “Aspettando Godot”. Ma in quegli articoli, scritti ancora senza la diretta collaborazione con Franco Lucentini che prese avvio proprio nei primissimi anni Cinquanta, si ritrova tutto lo spirito intensissimo del dopoguerra, nei luoghi dove il massacro di corpi e di anime era stato più assurdo: Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, con qualche puntata Oltremanica. Per scoprire non solo la Londra motore del rinascimento postbellico, ma soprattutto gli stili di vita della campagna inglese.Lo sguardo del futuro grande scrittore è già acutissimo. E ci immaginiamo le reazioni della redazione di corso Palestro a Torino, dove acceso era il dibattito su come costruire nuove alleanze, con quali popoli e quale futuro, dopo la sconfitta del fascismo, l’ascesa della Russia, lo strapotere americano. Fruttero già allora non indaga il sistema che governa l’umanità, ma l’umanità stessa. E in questa umanità, tra porti e miniere, tra camion polverosi e fumosi locali di rinate ballerine, c’è il giovane scrittore che cerca il senso del tornare a vivere insieme, dopo essersi sparati mille pallottole e aver distrutto intere città.Così nasce una nuova letteratura europea e mondiale, che piano piano arriva fino a noi: Fruttero testimone del tempo, avrebbe detto Enzo Biagi, ma non di quello passato, bensì di quello futuro.
Su Avanti! lo spirito del dopoguerra
Quando Carlotta Fruttero ci portò per la prima volta un pacchetto di giornali ingialliti con la testata dell’Avanti!, glorioso quotidiano socialista fondato nel






