Quando Carlotta Fruttero si è presentata alla Fondazione Mondadori con uno scatolone pieno di giornali in cui c’erano articoli mai raccolti prima e scritti dal suo papà negli anni Cinquanta per l’Avanti, ha subito preso corpo la certezza che costruire il centenario di uno scrittore come Carlo Fruttero non sarebbe stato un lavoro, ma un viaggio nel tempo, una riscoperta di cosa ha significato produrre cultura in Italia nel secondo Dopoguerra. Ora che il tempo dell’anniversario è arrivato, quel viaggio è pronto per essere offerto a tutti: lettrici e lettori, scrittrici e scrittori, appassionati, curiosi, mondo delle lettere e del giornalismo nazionale e internazionale. Perché la storia di Carlo Fruttero e del suo sodale e compagno di strada, Franco Lucentini, è la storia anche di molte case editrici, di molte collane editoriali, incontri e sfide vinte.
Nato a Torino il 19 settembre 1926 (lo festeggeremo quel giorno a Roccamare, frazione di Castiglione della Pescaia, dove abitò negli ultimi 25 anni di vita, dove ancora abita la figlia Carlotta, e dove è sepolto accanto all’amico Italo Calvino) Fruttero viene ricordato in città giovedì 23 aprile, giornata mondiale del libro e della lettura. Traduttore, giornalista, curatore di “Urania”, viaggiatore curioso e annotatore seriale, Fruttero insieme a Lucentini ha indirizzato la cultura italiana in maniera potente, individuando tra gli altri una figura eponima del nostro Belpaese: il cretino, immortalato nella trilogia aperta da “La prevalenza del cretino”. Oltre ai successi eccezionali de “La donna della domenica”, “A che punto è la notte”, “Enigma in luogo di mare”, i due hanno provveduto ad una severa critica sociale, per rendere gli italiani più aperti ed europei.








