Se l’introduzione dell'identità digitale e la crescita di Pagopa hanno rappresentato la posa dei binari per quel che concerne la digitalizzazione italiana, l’intelligenza artificiale generativa promette di essere il treno ad alta velocità destinato a cambiare radicalmente l’esperienza quotidiana dei cittadini.
Linguaggio naturale nel dialogo con i software
Immaginiamo di dover richiedere un congedo parentale, iscrivere un figlio all'asilo o capire a quale agevolazione fiscale si ha diritto. Invece di navigare tra decine di pagine web scritte in un complesso linguaggio burocratico, basterà porre una domanda in linguaggio naturale a un assistente virtuale dello Stato per ottenere all’istante non solo la risposta, ma anche il modulo precompilato pronto per l'invio. Non si tratta di una visione futuristica, ma della realtà verso cui si stanno muovendo i governi di tutto il mondo all'interno del fenomeno Govtech, la tecnologia applicata ai servizi pubblici.
La spinta globale: una priorità entro il 2026
A confermare la centralità di questo trend sono le principali ricerche internazionali. Nei sui ultimi report dedicati alle tendenze tecnologiche della pubblica amministrazione, la società di ricerca Gartner rileva che l'IA generativa è tra le attuali priorità d'investimento dei governi. L'obiettivo dichiarato è duplice: da una parte migliorare l'efficacia operativa dei dipendenti pubblici, dall’altra ottimizzare l'erogazione dei servizi, rendendoli finalmente accessibili a tutti. Secondo Gartner, tra le tecnologie destinate a incidere maggiormente sulla pubblica amministrazione nei prossimi anni figurano l’intelligenza artificiale applicata ai servizi pubblici, gli AI agents e le soluzioni di sovereign AI, chiamate a migliorare efficienza operativa, qualità dei servizi e fiducia dei cittadini. La sfida, sottolineano gli analisti, non è solo introdurre nuovi strumenti, ma farlo con governance, sicurezza e controllo umano adeguati.














