Quella che già di per sé era una tregua fragile, dopo la scorsa notte si può dire definitivamente rotta. Difficile mettere in ordine le cause. I fatti, almeno quelli di ieri (7 giugno), parlano invece di una giornata ad altissima tensione. Iniziata, nel primo pomeriggio, con i raid israeliani sui sobborghi Sud di Beirut. Un attacco per cui gli Stati Uniti sarebbero stati preventivamente informati.Da lì la situazione scivola fino a tarda serata, quando dall’Iran vengono lanciati missili balistici verso Israele: è il primo attacco dallo scorso 8 aprile, giorno in cui è scattato il cessate il fuoco. I missili vengono tutti intercettati, fanno sapere le forze armate israeliane. Gli attacchi di Teheran, spiegano invece le Guardie della rivoluzione, si devono come risposta all’aggressione al Libano. Uno degli obiettivi è stata la base militare di di Ramat David, a 20 chilometri da Haifa, “fonte delle aggressioni lanciate contro il Libano del Sud". Un’escalation che finora sembra limitata ma che può aprire cupi scenari.Mentre i missili iraniani erano in volo, Donald Trump e Benjamin Netanyahu si chiamano per confrontarsi sulle prossime mosse. Il presidente Usa avrebbe chiesto al leader israeliano di astenersi da rappresaglie e di attendere qualche giorno per far ulteriormente lavorare i diplomatici a un accordo con Teheran che, per lo meno a sentire le parole del tycoon, sembrava vicino. L’appello alla moderazione dura solo qualche ora, perché nella notte Israele decide di lanciare a sua volta raid sull’Iran, con esplosioni che sono state registrate a Teheran e in altre parti del Paese. Uno degli obiettivi colpiti sarebbe stato il complesso petrolchimico di Mahshahr, nel Sud-Ovest dell’Iran.L’esercito, ha scritto l’Idf in un post su X, "è in stato di allerta e pronto a continuare le operazioni in tutti i settori contro chiunque minacci lo Stato di Israele”. E nel frattempo sono ripartite le sirene anti aeree a Tel Aviv e in altri parti dello Stato ebraico per altri lanci dall’Iran. Trump nel frattempo continua a mostrare un moderato ottimismo sul fatto che, alla fine, Netanyahu accetterà di firmare un accordo perché è il presidente americano "a dettare legge". "Non avrà scelta - ha dichiarato Trump al Financial Times in un'intervista telefonica -. Sono io a dettare legge. Sono io a dettare legge su tutto. Lui [Netanyahu] non detta legge”.Ma il Medio Oriente - com’è noto - è una catena di alleanze e di crisi. E quindi la ripresa (pur limitata, finora) delle ostilità si allarga ad altre regioni e coinvolge anche lo Yemen e gli Houti, i ribelli alleati di Teheran. Che oltre ad aver lanciato un missile (poi intercettato) su Tel Aviv, ora hanno annunciato il divieto di navigazione per le navi israeliane nel Mar Rosso con un blocco navale completo contro Israele nello stretto di Bab al-Mandab.
Si rompe la fragile tregua. Prima i missili iraniani su Israele, poi la risposta di Tel Aviv: l'appello di Trump a non reagire dura solo poche ore
Dopo gli attacchi israeliani sul Libano, i raid di Teheran (i primi dallo scorso 8 aprile, quando è scattato il cessate il fuoco). Il presidente Usa sente il pr












