La giornata si chiude con una virata improvvisa rispetto alle ore precedenti. Dopo che l'Iran aveva sospeso i colloqui con Washington in protesta per l'escalation israeliana in Libano, Donald Trump ha prima minimizzato, poi corretto la rotta — e in serata ha annunciato su Truth quello che suona come un principio di de-escalation.

Il filo della giornata è tutto in questa sequenza.

Al mattino, intervistato da Cnbc, Trump aveva liquidato la sospensione dei negoziati iraniani con una scrollata di spalle: «Non mi importa se sono finiti. Non mi importa davvero. Non me ne può importare di meno». Poche ore dopo, però, lo stesso presidente dichiarava di voler chiedere a Netanyahu «cosa sta succedendo in Libano» — segnale che la questione lo importava eccome.

Nel pomeriggio è arrivata la telefonata. Trump ha descritto il colloquio con il premier israeliano come «molto produttivo» e ha poi riferito — sempre su Truth — di aver avuto anche un contatto diretto con Hezbollah: «Loro hanno concordato che tutte le sparatorie cesserebbero, se Israele non li attacca e loro non attaccano Israele». Nessuna fonte indipendente ha al momento confermato le modalità di questo contatto. Nella stessa nota, Trump ha precisato: «Non ci saranno truppe dirette a Beirut».