TEL AVIV – «Le notizie sull’interruzione delle trattative fra Stati Uniti ed Iran sono false. Le conversazioni proseguono ininterrotte»: Donald Trump ha voluto contraddire via Truth le affermazioni dell’agenzia iraniana Fars, che in poche ore avevano già fatto il giro del mondo. «Non so dove porteranno i colloqui ma le conversazioni sono in corso».

Qualche informazione in più su come vanno effettivamente le cose la si è invece ricavata dall’audizione del segretario di Stato Marco Rubio alla Commissione per le relazioni estere del Senato: «Parlare con l’Iran non è come farlo con la Svizzera», ha detto. Spiegando che gli iraniani hanno accettato di negoziare su aspetti che in passato non erano disposti a discutere. Un accordo «accettabile» non è garantito, ma almeno «verificheremo fino a che punto l’Iran è disposto a spingersi davvero», ha detto.

Mentre Washington e Teheran si rincorrono a passo di lumaca, il repentino stop ai combattimenti assicurato da Trump in Libano lunedì, quando ha fermato in corner il bombardamento di Beirut, assicurando di avere l’impegno delle parti, in realtà si sta rivelando fragilissimo. La giornata di ieri è stata infatti segnata da una calma soltanto apparente: Israele ed Hezbollah hanno continuato a spararsi addosso a vicenda e ci sono stati almeno otto morti nel Libano meridionale: compresi un padre coi due figli che tornava in auto dalla capitale dove i ragazzi avevano fatto i loro esami universitari e un motociclista.