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Gaia Piccardi, inviata a Parigi

Il Roland Garros disertato da Sinner e Alcaraz cede in cinque set alle lusinghe del migliore del campionato degli altri

Dal lettino dello psicanalista, dopo 4h16’ di seduta a cielo aperto, Alexsander Zverev si alza sporco di terra ma pacificato. Ha imparato a perdere molto prima di imparare a vincere: il suo personalissimo Sturm und drang a 29 anni, dopo aver lasciato passare qualsiasi treno tranne l’ultimo, è la piccola rivoluzione che riporta la bandiera della Germania a garrire sopra il tetto di uno Slam, trent’anni dopo Becker campione d’Australia nel ‘96. La generosità di Flavio Cobolli, l’ex calciatore della Roma diventato top 10, non è ricompensata. Se in questo sport gli slanci di cuore fossero premiati, le coppe sarebbero tutte sue. E invece il Roland Garros disertato da Sinner (kappaò al secondo turno) e Alcaraz (infortunato) cede in cinque set alle lusinghe del migliore del campionato degli altri.

Zverev re di Parigi era il risultato più logico, però quanta fatica. Dopo la strepitosa finale dell’anno scorso, quel Sinner-Alcaraz con i tre match point annullati da Harry Potter al fuoriclasse del nostro tennis, ci accontentiamo di una partita a lungo bloccata, che negli snodi si accende di fiammate emotive, spesso più notevoli dei punti giocati. «Su questo campo ho vissuto il mio momento peggiore e migliore — dice il n.3 alludendo alla rottura dei legamenti della caviglia destra nella semifinale 2022 con Nadal —, ho il mio lieto fine». Ed è l’inizio dell’avventura di Cobollino: «Sono fiero di me, ora ho una consapevolezza diversa ma l’obiettivo stagionale non cambia: le Atp Finals di Torino a novembre».