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"La vittoria appartiene al più tenace". L'impronta di Rafa Nadal. Chi entra al Philippe Chatrier per giocarsi la finale del Roland Garros è conscio che ne uscirà incoronato solo dopo aver soggiogato i propri limiti. E' l'impresa che, quando ormai nessuno sembrava crederci più eccetto lui, è finalmente riuscita ad Alexander Zverev. Peccato per bellezza della storia che la vittima sia un italiano, Flavio Cobolli, che si è arreso dopo quasi 4h20' di una battaglia senza esclusione di colpi: 6-1, 4-6, 6-4, 6-7 (5), 6-1. Per il secondo anno di fila evapora il sogno parigino dell'Italia: grida ancora vendetta la rimonta di Alcaraz ai danni di Sinner. Cinquant'anni dopo, rimane ancora ad Adriano Panatta - presente in tribuna e incaricato della premiazione - lo scettro. La sensazione è che il testimone l'avrebbe volentieri passato al prossimo numero 10 del mondo, che però non può recriminarsi nulla. Generoso come pochi, polemico, simpatico e dannatamente forte.
Pronosticabile, però, una partenza più contratta per il fiorentino. Cosi é: il primo set è da incubo per Flavio, che fatica a tenere la maggiore lucidità di Sascha e con il servizio soffre sia sulla prima - solo il 47% di punti conquistati - che sulla seconda, con la miseria di 5 punti messi in cascina. Il risultato è un netto 6-1 per il tedesco in poco più di mezz'ora, con break iniziale frutto anche di un nastro mortifero che costringe Cobolli a rincorrere sin dal principio. In più c'è il fattore rovescio che impatta enormemente sull'andamento del primo parziale: insistere troppo sulla diagonale prediletta dal già finalista dello Chatrier nel 2024 non è una buona idea, e per fortuna l'intelligenza del nuovo top ten italiano gli farà prendere i dovuti aggiustamenti in corso d'opera.










